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19 novembre 2014

IMU E TERRENI, ARRIVA LA STANGATA

Imposta sugli immobili. Pronto il decreto dell’Economia che rivede i criteri di tassazione in base all’altitudine della località. Niente pagamento solo in 1.578 Comuni (da 3.524) - Alla cassa già il 16 dicembre

GIRO DI VITE. Coltivatori diretti imprenditori agricoli «salvi» dal tributo negli enti locali sopra i 281 metri di altezza

L’esenzione Imu per i terreni è destinata a rimanere solo in 1.578 Comuni, invece dei 3.524 attuali: altri 2.568 saranno invece caratterizzati da un’esenzione parziale, limitata ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali. Negli altri Comuni, invece, pagheranno tutti.

Sono questi gli effetti della bozza di decreto preparata dal ministero dell’Economia per rivedere la disciplina Imu sui terreni, che oggi esclude dall’imposta tutti i proprietari di beni che si trovano nelle zone classificate come «montane» dall’Istat. Effetti che si sentiranno già quest’anno, perché i contribuenti che perderanno il bonus dovranno pagare entro il 16 dicembre l’Imu relativa a tutto l’anno: un bel problema per i proprietari, ma anche per i Comuni che si vedranno tagliare il fondo di solidarietà in cambio di nuovo gettito tutto da recuperare.

Al decreto il ministero ha lavorato da tempo, e ora il testo è pronto per la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» e quindi per l’entrata in vigore. La mossa, peraltro, è in ritardo (il termine, ordinatorio, era fissato dalla legge al 22 settembre scorso) ed è sempre più urgente per le casse dello Stato, perché dalla sua attuazione dipende l’incasso di una somma «non inferiore a 350 milioni di euro» già messi a bilancio dal decreto di aprile sul «bonus Irpef». Proprio da lì (articolo 22, comma 2 del Dl 66/2014) nasce tutta la questione: nella articolata ricerca delle coperture per il bonus da 80 euro, il Governo ha pensato di recuperare appunto 350 milioni dalla revisione delle regole Imu sui terreni, che oggi in pratica escludono dal pagamento mezza Italia.

Per attuare questa previsione, il provvedimento preparato dall’Economia distingue i Comuni in tre fasce, sulla base della loro altitudine misurata al centro del territorio comunale e certificata dall’Istat: l’esenzione totale per i terreni, secondo questa previsione, sarebbe destinata a rimanere in vigore solo nei Comuni con altitudine superiore ai 600 metri, il bonus sarebbe invece limitato a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali nei Comuni con altitudine compresa fra 281 e 600 metri, mentre fuori da questi casi tutti i proprietari sarebbero chiamati a pagare l’imposta.

La regola modifica drasticamente il quadro attuale, che contempla Comuni «interamente montani» (tutti esenti), Comuni «parzialmente montani» (con terreni esclusi dall’Imu solo nelle zone considerate montane) ed enti «non montani».

Qualche esempio può aiutare a capire gli effetti: tra i Comuni «parzialmente montani» destinati a perdere completamente l’esenzione si incontrano per esempio Roma, Palermo, Bologna, Messina e Trieste dove parte del territorio comunale è oggi classificata come montana e quindi ha finora garantito l’esclusione dall’Imu dei terreni. Trento, Foligno, Carbonia e altri 567 Comuni, oggi etichettati come «interamente montani» dall’Istat, registrano un’altitudine al centro inferiore ai 281 metri, e quindi i loro terreni rientreranno nell’ambito di applicazione dell’Imu.

Per far partire questo cambio di regole, come detto, manca ormai solo la pubblicazione del decreto sulla «Gazzetta», indispensabile per far quadrare i conti del bilancio statale. I tempi, però, sono davvero strettissimi, perché alla scadenza dei termini per il saldo Imu mancano ormai solo 19 giorni lavorativi: la concreta attuazione della norma, insomma, rappresenterebbe l’ennesima deroga plateale allo Statuto del contribuente.

Testata: Il Sole 24 Ore
Autore: Gianni Trovati
 
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