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4 settembre 2018

PROPRIETA' O CONTROLLO DEI DATI TRIBUTARI? IL GDPR FA CHIAREZZA


Un’importante spunto di riflessione dopo tutto il clamore degli ultimi mesi dall’uscita del nuovo regolamento Europeo sul trattamento dei dati personali e sui diritti  garantiti dal Gdpr è tra ciò che viene per l’appunto garantito da questa figura e l’ordinario espletamento delle attività degli enti pubblici nell’acquisizione quotidiana delle banche dati tributarie necessarie appunto alla gestione delle attività riconducibili alle esigenze degli uffici.

Accenniamo brevemente che a decorrere dal 25 maggio 2018, entra in attuazione in tutta l’Unione Europea il Regolamento generale per la tutela dei dati personali (Gdpr).

Il Regolamento generale per la protezione dei dati personali n. 2016/679 (General Data Protection Regulation o GDPR) è la normativa europea in materia di protezione dei dati. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, è entrato in  vigore il 24 maggio 2016, ma la sua attuazione è avvenuta a distanza di due anni, quindi come detto sopra dal 25 maggio 2018.

Trattandosi di un regolamento, non necessita di recepimento da parte degli Stati dell'Unione ed è stato attuato allo stesso modo in tutti gli Stati dell'Unione senza margini di libertà nell'adattamento. Il suo scopo è, infatti, la definitiva armonizzazione della regolamentazione in materia di protezione dei dati personali all'interno dell'Unione europea.

Col regolamento europeo si passa da una visione proprietaria del dato, in base alla quale non lo si può trattare senza consenso, ad una visione di controllo del dato, che favorisce la libera circolazione dello stesso rafforzando nel contempo i diritti dell'interessato, il quale deve poter sapere se i dati sono usati e come vengono usati per tutelare lui e l'intera collettività dai rischi insiti nel trattamento dei dati.

Da qui, l'esigenza dell'ente pubblico di acquisire e gestire i dati necessari alla sua attività e del destinatario del trattamento di vedersi garantiti i diritti riconosciuti dal Gdpr. Se da un lato, infatti, è scontato che l'ente pubblico nell'esercizio della sua attività impositiva è sollevato dal rispetto di alcuni obblighi in ragione della finalità del trattamento effettuato, dall'altro non sempre lo stesso tratta i dati acquisiti con la dovuta cautela e assicura, anche al suo interno, la corretta gestione dei dati.

Ricordando l’evoluzione del pensiero tra proprietà del dato e controllo del dato, sottolineiamo come l'ente è tenuto a fornire al contribuente le informazioni significative che contengano la logica utilizzata e illustrino le conseguenze per l'interessato del trattamento, oltre alla necessità di acquisire il suo consenso esplicito, nei casi previsti. Dunque, l'esatta conoscenza delle modalità di esecuzione delle attività rappresenta l’ottemperanza al nuovo dettato normativo, ovvero la libertà di utilizzo del dato tanto che questo sia tracciabile.

Vista la nuova disciplina ciò che invece è divenuto indispensabile e sostanziale è l’acquisizione da parte dei responsabili degli uffici finanziari, della specifica autorizzazione del titolare del trattamento ai fini dell'applicazione della normativa (del sindaco) o dal responsabile per effettuare le operazioni di trattamento sui dati cui quotidianamente assolvono o ancor di più su quali basi sono gestiti gli affidamenti di attività di trattamento a soggetti terzi.

Nell'ambito della gestione del trasferimento del successivo trattamento dei dati a opera di soggetti terzi è opportuno effettuare una distinzione sostanziale tra attività svolte in concessione e attività svolte a supporto. Dal momento che non di rado si assiste ad affidamenti a supporto effettuati a soggetti iscritti all'albo dei riscossori, la distinzione non deve essere effettuata tanto sulla base della qualitas del soggetto che svolge la prestazione, quanto piuttosto sulla base del rapporto contrattuale instaurato.

Nel caso di una concessione avremo, infatti, la traslazione del potere impositivo sul soggetto affidatario che diventerà in forza del contratto sottoscritto anche responsabile del trattamento e, quindi, dovrà applicare le disposizioni concernenti la privacy come l'ente pubblico.
Nel caso in cui, invece, le attività siano svolte a supporto, sarà necessario ricostruire tutto l’iter per arrivare alla nomina del soggetto che effettua il trattamento come responsabile.
Nel caso in cui il trattamento sia effettuato non in concessione occorrerà, quindi, che il soggetto che opera il trattamento riceva l'autorizzazione a svolgerlo sulla base della nomina come responsabile del trattamento.

Diversamente il soggetto privato diverrebbe titolare di un autonomo trattamento senza avere acquisito la prescritta autorizzazione dall'interessato. A tal fine il nuovo regolamento impone che la designazione quale responsabile debba avvenire mediante contratto.

14 agosto 2018

INTERPELLO: COME PRESENTARE ISTANZA E DINIEGO


Il Titolo I del Decreto Legislativo 24 settembre 2015, n. 156 ha revisionato la disciplina degli interpelli in materia tributaria, si tratta di un intervento che incide anche sull’attività precontenziosa degli enti locali, il Ministero delle Finanze (con risoluzione n. 1/DPF del 29 gennaio 2002) aveva già avuto modo di precisare che la competenza a pronunciarsi riguardo alle istanze d’interpello concernenti l’applicazione di fiscalità locale spetta esclusivamente a Regioni, Province e Comuni. La legittimazione, i presupposti ed il contenuto previsti per l’istanza d’interpello, l’attività istruttoria dei Comuni ed il coordinamento con l'attività di accertamento e contenzioso e l’obbligo per gli Enti locali di adeguare statuti e regolamenti.

Con la legge 11 marzo 2014 n. 23 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 59 del 12 marzo 2014), il Parlamento aveva delegato il Governo ad approvare, entro dodici mesi, decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale. La delega prevedeva azioni di normazione in materia di revisione del catasto, di lotta all’evasione, di abuso del diritto ed elusione fiscale, di semplificazioni, di sanzioni, di controlli, di tassazione ed internazionalizzazione dei redditi d’impresa, di giochi, di fiscalità ambientale, di Iva ed altre imposte indirette, di riscossione e di contenzioso.

Nell’attuazione della delega con il D.Lgs. n. 156/2015, vi sono diversi altri cambiamenti normativi, d’interesse degli enti locali, che riguardano, direttamente o indirettamente, il processo tributario (la più importante è, probabilmente, quella della mediazione tributaria). Una delle innovazioni legislative di maggiore interesse per gli Enti locali, riguardanti la gestione delle entrate tributarie e la fase del precontenzioso, è la riforma dell’istituto dell’interpello, quale misura indirettamente deflattiva delle controversie tributarie e, soprattutto, finalizzata ad una corretta collaborazione tra contribuente e soggetto impositore.

Grazie all’interpello, infatti, i cittadini-contribuenti sono posti nelle condizioni di conoscere preventivamente gli orientamenti degli Uffici. Gli Enti locali hanno avuto tempo fino al giugno 2016 per adeguare i propri statuti e gli atti normativi da essi emanati ai principi dettati dalla riforma dell’istituto dell’interpello. Qualora non lo avessero ancora fatto, devono provvedervi con urgenza. 
La presentazione dell'istanza non ha effetto sulle scadenze previste dalla disciplina tributaria e, quindi, non sospende i termini per la presentazione del ricorso. La risposta dell'amministrazione finanziaria, scritta e motivata, è, però, vincolante anche se con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell'interpello, e limitatamente al richiedente. Qualora essa non pervenga al contribuente entro il termine previsto, s’intende che l'amministrazione concordi con l'interpretazione o il comportamento prospettato dal richiedente.

Qualsiasi atto, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, emanato in difformità dalla risposta, anche se desunta, è nullo.

Limitatamente alla questione oggetto della domanda d’interpello, non possono essere irrogate sanzioni nei confronti del contribuente che non abbia ricevuto risposta dall'amministrazione finanziaria entro il termine previsto.

Quando l'istanza d’interpello concerne l'applicazione di disposizioni normative dettate in materia di tributi locali, la competenza a decidere riguardo a tale tipologia di domanda è attribuita esclusivamente all'Ente locale, poiché titolare della potestà d’imposizione, nella quale è compreso l'esercizio dei poteri di accertamento del tributo. L’Ente locale, quindi, è l'unico soggetto che è giuridicamente vincolato ad eseguire quanto ha espressamente affermato in una risposta scritta o quanto implicitamente ha accettato attraverso il silenzio protrattosi oltre il termine di legge, dalla presentazione dell'istanza.

L'Ente locale non potrà emettere, se non a pena di nullità, atti a contenuto impositivo o sanzionatorio in difformità della risposta fornita, ovvero dell'interpretazione sulla quale si è formato il silenzio assenso.

Dunque come si è detto, il Comune deve offrire al contribuente una risposta, scritta e motivata, in cui esterna la propria interpretazione della norma ed alla quale rimane vincolato, con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell'istanza e limitatamente al richiedente. Il fatto che il vincolo all’interpretazione valga limitatamente al richiedente non esonera l’Ente dai suoi doveri di imparzialità e trasparenza. Non è, quindi, ammissibile che, rispetto a fattispecie analoghe, il Comune dia risposte differenti, senza che siano subentrati fatti nuovi.

Se la risposta non è comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale a condivisione, della soluzione prospettata dal contribuente. Gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio difformi dalla risposta, espressa o tacita, sono nulli. Tal efficacia si estende ai comportamenti successivi del contribuente, salvo rettifica della soluzione interpretativa da parte dell'amministrazione con valenza esclusivamente per gli eventuali comportamenti futuri dell'istante.
L’istanza d’interpello deve contenere:

- i dati identificativi dell'istante ed eventualmente del suo legale rappresentante, compreso il codice fiscale;
- l'indicazione della fattispecie di interpello;
- la circostanziata e specifica descrizione della fattispecie;
- le specifiche disposizioni di cui si richiede l'interpretazione, l'applicazione o la disapplicazione;
- l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, della soluzione proposta;
- l'indicazione del domicilio e dei recapiti anche telematici dell'istante o dell'eventuale domiciliatario presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell'amministrazione e deve essere comunicata la risposta;
- la sottoscrizione dell'istante o del suo legale rappresentante ovvero del procuratore generale o speciale incaricato.

All'istanza di interpello dev’essere allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione procedente o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai fini della risposta.

Nei casi in cui le istanze siano carenti di alcuni requisiti (ad esclusione dei dati identificativi dell’istante o di una circostanziata e specifica descrizione della fattispecie, essendo questi requisiti necessari a pena d’inammissibilità dell’interpello), l'Amministrazione invita il contribuente alla loro regolarizzazione entro il termine di trenta giorni. I termini per la risposta iniziano a decorrere dal giorno in cui tale regolarizzazione è stata effettuata.

L'istanza d’interpello dev’essere presentata prima della scadenza dei termini previsti dalla legge per la presentazione della dichiarazione o per l'assolvimento di altri obblighi tributari
Bisogna però tenere a mente che il provvedimento di rigetto emesso da un ente impositore a seguito di un’istanza del contribuente non rappresenta un atto autonomamente impugnabile dinanzi alle commissioni tributarie. 
Tale assunto è rintracciabile nella dottrina e nella giurisprudenza, in quanto, le previsioni del Dlgs 156/2015 sembrano convalidare, nella sostanza, la tesi da sempre portata avanti dal Fisco, secondo cui la risposta all’interpello non è impugnabile in quanto non è manifestazione di una specifica pretesa tributaria, ma rappresenta piuttosto un atto endoprocedimentale, e pertanto non vincolante per il contribuente, che può scegliere se adottare o meno comportamenti uniformi alle indicazioni in esso contenute.

Il diniego espresso in relazione a istanze disapplicative non lede, infatti, diritti per i quali è necessario ammettere una tutela giurisdizionale; quest’ultima deve, quindi, essere prevista solo in relazione agli eventuali avvisi di accertamento.

1 agosto 2018

TRASMISSIONE E NOTIFICA DEBITI TRIBUTARI AGLI EREDI


Alla morte del de cuius all'erede non spettano solo i beni da costui posseduti, ma anche l'onere, in caso di accettazione dell'eredità e acquisto della qualità di erede, di farsi carico dei debiti accumulati.
Si tratta dei debiti ereditari, ed ereditabili sono le più disparate tipologie di debito: ad esempio imposte e altri debiti verso il fisco, bollette non pagate, mutuo, debiti dei confronti dell'INPS o prestiti non pagati.

La trasmissibilità non coinvolge, tuttavia, le eventuali sanzioni (amministrative, tributarie...) comminate al defunto: gli eredi saranno, pertanto, responsabili del pagamento della sola somma capitale e dei relativi interessi.

È l'art. 752 del codice civile a disciplinare espressamente le modalità con cui i coeredi sono tenuti a rispondere dei debiti ereditari, prevedendo che "I coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto".

Ai sensi della summenzionata disposizione ciascun coerede deve rispondere dei debiti del de cuius proporzionalmente alla quota di eredità di sua spettanza.
Se la regola generale è quella della proporzionalità, questa è derogata in diversi casi in cui i debiti si ripartiscono in solido tra i coeredi: l'articolo 65 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 prevede che in caso di obbligazioni aventi carattere tributario gli eredi siano responsabili in solido e non per quota ereditaria, così attribuendo sostanzialmente all'erario la facoltà di richiedere a ciascuno di essi di onorare l'intero debito del de cuius. Pertanto, in caso di imposte sui redditi (Irpef, Ires, ecc.) l'erede è chiamato a pagarne l'intero importo al fisco, salvo il diritto di rivalsa, pro quota, sugli altri eredi.

La solidarietà tra coeredi si ritiene sussistente anche per quanto riguarda l'imposta di successione, anche se trattasi di successione testamentaria anziché legittima (ex art. 36 del d.lgs. 346/90), come conferma anche la giurisprudenza di legittimità: la Corte di Cassazione, sent. n. 22426/2014 ha infatti precisato che "in caso di successione… nasce a carico di tutti i coeredi un'obbligazione tributaria solidale, avente a oggetto l'intero importo del tributo successorio, analogamente a quanto accade nel negozio traslativo posto in essere nei confronti di più acquirenti di un immobile…"

Fanno eccezione alla regola della solidarietà IMU e TASI: gli eredi saranno tenuti al pagamento dei tributi per conto del defunto, fino alla data del decesso e per il periodo successivo, per conto proprio sulla base delle quote a loro riconosciute in caso di successione legittima, o indicate nel testamento in caso di successione testamentaria.

Per la TASSA RIFIUTI si può presentare richiesta di cessazione per decesso del titolare, ma per far scattare l'esenzione dal pagamento devono verificarsi determinati presupposti: a partire dal fatto che la casa sia sgombra e con utenze staccate. Gli eredi devono presentare una dichiarazione di cessazione entro il termine stabilito dai regolamenti comunali e prendere in carico il tributo dovuto per l'immobile dopo tale data (oppure dimostrare l'assenza dei presupposti per la sua applicazione).

Alla morte del de cuius, agli eredi è richiesto di comunicare all'ufficio finanziario competente (in relazione alla sede del domicilio fiscale del defunto), direttamente o a mezzo raccomandata a/r, le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale.

Per la giurisprudenza di legittimità quello della comunicazione configura un vero e proprio onere, che consente agli uffici di "azionare direttamente nei confronti degli eredi le obbligazioni tributarie, il cui presupposto si sia verificato anteriormente alla morte del de cuius".
In difetto della comunicazione prevista dall'art. 65 del d.P.R. n. 600/1973, gli atti intestati al dante causa non possono essere notificati direttamente nei confronti degli eredi presso il loro indirizzo, ma dovranno giungere all'ultimo domicilio dello stesso ed essere diretti agli eredi collettivamente e impersonalmente (Cass., sent. n. 26718/2013).

In pratica, se gli eredi non ottemperano alla comunicazione gli uffici potranno intestare l'atto al contribuente deceduto e notificarlo, legittimamente e validamente, presso l'ultimo domicilio dello stesso, nei confronti degli eredi collettivamente e impersonalmente.
Se, invece, gli eredi hanno effettuato la comunicazione, l'atto avente carattere tributario deve essere notificato personalmente e nominativamente agli eredi presso il loro domicilio fiscale.
Se non viene osservato il procedimento descritto, la notifica viene considerata insanabilmente nulla in quanto incide sul rapporto tributario, poiché relativo a un soggetto non più esistente (contribuente defunto).

25 luglio 2018

APERTURA DEL MERCATO POSTALE: "IL DECRETO E' FATTO"

La fine del monopolio di Poste Italiane è prossima con apposizione dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, il 2 novembre 2017, del parere sul documento di consultazione in materia di notificazioni a mezzo posta. Il parere è stato reso ai sensi dell’art. 22 della Legge 287 del 1990 e consente all’Agcom di esprimere il proprio avviso su iniziative che riguardano la concorrenza del mercato.


La legge annuale per il mercato e la concorrenza n. 124 del 4 agosto 2017 aveva disposto l’abrogazione del regime di esclusiva in favore di Poste Italiane, dei servizi di notifica a mezzo del servizio postale degli atti giudiziari e delle violazioni del codice della strada e la conseguente abrogazione delle previsioni dl decreto legislativo 261/1999 correlate a tale regime.

A distanza di quasi un anno il ministro dello sviluppo Luigi Di Maio ha firmato il decreto ministeriale che definisce le procedure per il rilascio delle licenze speciali per questi due servizi postali. “Si compie un passo decisivo per l’effettiva apertura del mercato ad altri operatori presenti nel settore delle consegne postali”, sottolinea il ministro, precisando che questo consentirà un importante abbattimento dei costi per le amministrazioni dello Stato.

Tale decreto verrà ora inviato alla Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, così si completerà la fase di regolamentazione avviata appunto nel 2017 dalla Legge per la concorrenza con l’abrogazione della norma che prevedeva l’affidamento esclusivo del servizio a Poste Italiane e proseguita con la pubblicazione della delibera numero 77 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

I requisiti per entrare in possesso della licenza, che verrà rilasciata dal Mise, sono fissati dal Regolamento dell’Agcom approvato nel febbraio scorso. Le imprese interessate potranno richiedere l’abilitazione per entrambi i servizi o anche solo per uno: le licenze saranno differenziate su base nazionale o regionale, in ragione dei limiti territoriali entro i quali il titolare è legittimato a esercitare il servizio.

Saranno necessari, però, alcuni requisiti di affidabilità che vanno dalla produzione di una fideiussione autonoma, irrevocabile e a prima richiesta per un importo pari a 100 mila euro per la licenza nazionale e a 20 mila per quella regionale, alle certificazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro o di non trovarsi in uno stato di fallimento, liquidazione coatta o concordato preventivo.  
È, altrettanto evidente, tuttavia, che una effettiva apertura del mercato non può essere realizzata se non considerando che l’unitarietà del processo di notificazione può essere assicurata, introducendo apposite garanzie, da una pluralità di soggetti aggregati in forma stabile e continuativa e con vincolo di esclusività.

Dunque, le esigenze di affidabilità e di corretta esecuzione del servizio richieste dal legislatore, possono essere assicurate ove sia garantita la riconducibilità, sotto ogni profilo di responsabilità, della gestione dell’intero ciclo di fornitura del servizio ad un unico soggetto, in grado di esercitare effettivi poteri di indirizzo e di controllo sull’intera rete postale di operatori aggregati.

Tali funzioni vengono esercitate attraverso la predisposizione di provvedimenti regolatori in materia di accesso alla rete postale e relativi servizi; la determinazione delle tariffe dei settori regolamentati; la definizione di criteri di separazione contabile e la regolamentazione del servizio universale.
L'Autorità vigila, inoltre, sull'assolvimento degli obblighi a carico del fornitore del servizio universale e su quelli derivanti da licenze e autorizzazioni; effettua il monitoraggio e l'analisi dei mercati postali; controlla e verifica il rispetto degli standard di qualità del servizio postale.

13 luglio 2018

I BASSI CONSUMI INCHIODANO LE FALSE ABITAZIONI PRINCIPALI


La Cassazione con la sentenza 14793/2018 ha sancito un grande principio di diritto, il disconoscimento dell’abitazione principale ai fini Ici svelata dai bassi consumi elettrici.

Tale decisione per analogia ricomprende anche la disciplina Imu ed è di notevole interesse soprattutto per quanto concerne le abitazioni turistiche.

Ripercorrendo la qualificazione di abitazione principale della norma dell’Ici appare chiaro come il soggetto passivo in tale fattispecie fosse colui che avesse avuto la residenza anagrafica nel dato immobile, altra precisazione era che l’abitazione sarebbe stata quella in cui si configurasse la dimora abituale di contribuente e famiglia. Quindi, per l’Ici, poteva esserci un’abitazione principale anche senza l’esistenza della residenza anagrafica.

Contrariamente nell’Imu, l’abitazione principale coincide con quella in cui proprietario e famiglia dimorino abitualmente e risiedano anagraficamente. Dunque non è condizione sufficiente la residenza occorre a sostegno la dimora abituale come condicio sine qua non.

Detto ciò, la fattispecie esaminata dalla Cassazione basa la sua analisi su elementi presuntivi, i consumi elettrici.

Tali elementi, a parere della Corte rivestono carattere di sufficiente convincimento per ritenere superata la presunzione di residenza effettiva nel Comune, fondata sulle risultanze anagrafiche, in quanto elemento sintomatico di una presenza nell’abitazione oggetto d’imposizione non abituale.

Dunque, all’amministrazione viene riconosciuto il potere di negare l’agevolazione “abitazione principale” se i consumi sono sufficientemente bassi da condurre l’ipotesi di non essere la dimora abituale del contribuente.  

Nondimeno la sentenza riveste carattere d’importanza in quanto individua indici presuntivi sulla sussistenza della dimora abituale utili per rilevare i casi di occupazioni delle case turistiche. Difatti, diventano indici di presunzione di tale “abitualità” non solo i consumi ridotti, bensì l’assenza del medico curante e la frequenza scolastica dei figli in altro comune.

Va ricordato che sempre la Cassazione, ordinanza 8017/2017, ha precisato che per ottenere l'agevolazione fiscale conta anche la categoria catastale. Non spetta l'esenzione se l'immobile è inquadrato catastalmente come ufficio o studio. La classificazione catastale dunque è decisiva e dal 2008 a tutt'oggi, sono escluse dal beneficio solo le unità immobiliari iscritte nelle categorie catastali A1, A8 e A9 (immobili di lusso, ville e castelli).

6 luglio 2018

RASSEGNA DEL SEMINARIO DI STUDIO ROMA CAPITALE TRIBUTI LOCALI - LUGLIO 2018


Nei giorni 4 e 5 luglio 2018 la Geropa ha tenuto presso gli uffici dell’assemblea Capitolina, in Via della Greca 5 a Roma un seminario di studi sui tributi locali.


Gli argomenti si sono articolati lungo tre filoni principali, i tributi locali: novita’ contenute nel dl “fiscale” e nella legge di bilancio 2018 reclamo, mediazione tributaria e potere di riesame dell’amministrazione pubblica; i controlli dell’ente locale sull’attività di equitalia quale agente contabile ex art. 97 del tuel e la riscossione coattiva tramite ingiunzione fiscale.

I relatori che si sono susseguiti sono stati l’Avv. Gianluca Giattino, dirigente di Æqua Roma, il Dott. Massimo Ancillotti, Vice Comandante generale della Polizia Locale di Roma, il Dr. Emiliano Limiti, Direttore Amministrazione e Finanza AMA s.p.a., il Prof. Dott. Giampaolo De Paulis, Esperto tributario, già Direttore Ufficio Federalismo Fiscale Mef, Prof. di scienza delle Finanze presso la scuola Ispettori e Sovraintendenti Guardia di Finanza, il Prof. Avv. Sergio Trovato, Consulente di società private e amministrazioni pubbliche, Giornalista, Pubblicista, Consulente di “Italia Oggi”, ex collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, Consulente scientifico Leggi D’Italia, Anci, Legautonomie, l’Avv. Alessio Foligno, Autore di diversi libri, articoli e pubblicazioni scientifiche e di docenze in materia di entrate tributarie e diritto amministrativo e l'amministratore di Geropa Srl Rocky Rossini, nonchè Tributarista e consulente per la Pubblica Amministrazione, esperto nella gestione e riscossione delle Entrate Locali.

Ognuno dei quali ha apportato il suo valido bagaglio di conoscenza e l’ha messo a disposizione dei partecipanti intervenuti numerosi alle due giornate di formazione, fortemente promosse dallo stesso assessore al Bilancio e Società Partecipate di Roma Capitale Dott. Gianni Lemmetti, e dal Dott. Stefano Cervi, Direttore del Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale.

L’evento ha avuto inizio il giorno 4 luglio alle ore 9.30 con i saluti inaugurali del Dott. Stefano Cervi, Direttore del Dipartimento, aprendo così la prima giornata di studi incentrata sull’esposizione dell’avvocato Sergio Trovato relativa alla riscossione delle Entrate Locali e delle scelte delle Amministrazioni. A conclusione del suo intervento ha preso la parola il Dr. Emiliano Limiti, Direttore Amministrazione e Finanza AMA s.p.a. che ha illustrato le attività e le esperienze di AMA s.p.a. in una serie di azioni svolte per la lotta all'evasione e alle utenze fantasma.

La ripresa dei lavori è stata a cura di Rocky Rossini, che ha catturato l’attenzione degli iscritti con le attività di controllo del concessionario della riscossione e sulle quote inesigibili. La mattinata è stata portata a termine con la relazione del Avvocato Trovato sugli istituti deflattivi del contenzioso tributario.

Il giorno 5 luglio è stato il Professor Giampaolo De Paulis, Direttore Ufficio Federalismo Fiscale Mef durante la stesura del Dlgs 507/93,  a dare avvio alle lezioni, ha delineato le linee generali della riscossione delle entrate locali, introducendo lo strumento principe per la riscossione diretta degli enti locali: l’ingiunzione.

Ha proseguito poi il Dottor Massimo Ancillotti, Vice Comandante generale della Polizia Locale di Roma, con un’esposizione mirata circa la riscossione delle entrate locali del Contributo di Soggiorno e le azioni di recupero, descrivendone i minuziosi procedimenti da attuare anche con l’intervento anche di alcuni componenti della squadra operativa in forza alla Polizia Locale di Roma Capitale.

La ripresa dei lavori è stata a cura dell’avv. Gianluca Giattino, dirigente di Æqua Roma, il quale ha illustrato le attività e le esperienze di Æqua Roma che hanno permesso di ottenere risultati eccellenti in materia di gestione Entrate Locali. Ha concluso la giornata l’avvocato Alessio Foligno, autore del libro L'ingiunzione fiscale con una relazione riguardante l’intera disciplina dell’ingiunzione e dei procedimenti per la riscossione coattiva.


Ringraziamo il Comune di Roma per la promozione del seminario e l'entusiasmo dimostrato, i relatori per la loro professionalità e disponibilità ma soprattutto i partecipanti per la fiducia che hanno riposto nella nostra società.

3 luglio 2018

I CONIUGI, LE SEPARAZIONI DI FATTO E LE DETRAZIONI ICI/IMU


Geropa Srl, società che svolge sul territorio nazionale attività formativa, consulenziale, di supporto ed affiancamento agli Uffici Tributi tratta le più rilevanti novità normative e pronunce giurisprudenziali che riguardano Amministrazioni locali e Società pubbliche:

Sempre più frequente è il caso in cui due coniugi vivono separati in due immobili diversi, e questo può accadere sia perché sono legalmente separati (o divorziati), sia per motivi contingenti, ad esempio quelli di lavoro. In tal caso, i coniugi sono separati “di fatto”.

Tralasciando che esisterebbe un obbligo alla coabitazione per legge dei coniugi non separati legalmente, fatti salvi casi particolari e concordati, uno di questi potrebbe essere appunto un motivo di lavoro, non possiamo non fare i conti con la realtà che sempre più spesso gli uffici si trovano a dover gestire quotidianamente. Una coppia non separata legalmente ma con due residenze diverse. In tale caso entrambe le abitazioni sono principali e quindi dovrebbero godere dell’esenzione ICI o dell’IMU agevolata a partire dal 2012.

La Cassazione, con sentenza del 15 giugno 2010, ha stabilito che l’esenzione in questo caso spetta solo all’immobile che è residenza del nucleo familiare e che quindi non spetta al componente del nucleo familiare che se ne “distacca”. L’immobile non più esente viene considerato come “seconda casa” (quindi con aliquote maggiorate) e che il comune ha titolo di chiedere anche gli arretrati fino a 5 anni.

Seguendo lo stesso filone dunque, ai fini della spettanza della detrazione per le abitazioni principali occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale. Ricordiamo che, un’abitazione può essere ritenuta principale soltanto se nella stessa, dimorano sia il contribuente che i suoi familiari.

La conseguenza è che, per il sorgere del diritto alla detrazione, non è sufficiente che il contribuente dimori abitualmente nell’unità immobiliare se il coniuge, non separato legalmente, dimori altrove. Dunque, la conclusione è che nessuno dei due immobili, se abitati in via esclusiva dagli stessi, può essere considerato abitazione principale.

Questo è il principio statuito anche dalla Cassazione con l’ordinanza n. 12050 del 17/05/2018, che conferma l’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.

Necessario è compiere altresì un distinguo tra tale fattispecie, coniugi che abitano in due case diverse nello stesso comune, che dunque andrà trattata con le modalità descritte dalla giurisprudenza dimerito e dalle norme sempre più chiare del Legislatore e il caso in cui i coniugi abitano in due case diverse in Comuni diversi.

In tale ultimo caso è pacifico che entrambi i coniugi possano usufruire dell’aliquota ridotta e della detrazione prevista per l’abitazione principale. In quanto le unità immobiliari dislocate presso comuni differenti suppongono l’esistenza di “motivi contingenti” che dunque giustificherebbero il mancato obbligo della coabitazione e di contro supporterebbero l’adeguata corresponsione della detrazione.

In conclusione in presenza di due immobili nel medesimo comune solo per uno è possibile usufruire delle agevolazioni. Al contrario se la residenza dei coniugi è in due comuni diversi è possibile che entrambe siano considerate “abitazione principale” se lo spostamento del domicilio e residenza sia determinato da effettive necessità e non abbia come fine l’elusione.

28 giugno 2018

COMUNE DI ROMA e GEROPA SRL: PROGRAMMA DEL SEMINARIO 4 e 5 LUGLIO 2018



Intervengono:
Ø  Dott. Gianni Lemmetti, Assessore al Bilancio e Società Partecipate di Roma Capitale
Ø  Dott. Stefano Cervi, Direttore Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale

Relatori del Seminario:
Ø  Avv. Gianluca Giattino, dirigente di Æqua Roma
Ø  Dott. Massimo Ancillotti, Vice Comandante generale della Polizia Locale di Roma.
Ø  Dr. Emiliano Limiti, Direttore Amministrazione e Finanza AMA s.p.a.
Ø  Dott. Giampaolo De Paulis, Esperto tributario, già Direttore Ufficio Federalismo Fiscale Mef, Prof. di scienza delle Finanze presso la scuola Ispettori e Sovraintendenti Guardia di Finanza
Ø Prof. Avv. Sergio Trovato, Consulente di società private e amministrazioni pubbliche, Giornalista, Pubblicista, Consulente di “Italia Oggi”, ex collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, Consulente scientifico Leggi D’Italia, Anci, Legautonomie
Ø  Avv. Alessio Foligno, Autore di diversi libri, articoli e pubblicazioni scientifiche e di docenze in materia di entrate tributarie e diritto amministrativo
Ø  Rocky Rossini, Tributarista e consulente per la Pubblica Amministrazione, esperto nella gestione e riscossione delle Entrate Locali



Mercoledì 4 Luglio 2018    orario      9:00 – 13:45
Giovedì 5 Luglio 2018    orario      9:00 – 13:45


Sala riunioni dell'Ufficio Assemblea Capitolina

piano secondo - Via della Greca n. 5

SEMINARIO DI STUDI

  • TRIBUTI LOCALI: NOVITA’ CONTENUTE NEL DL “FISCALE” E NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018 RECLAMO, MEDIAZIONE TRIBUTARIA E POTERE DI RIESAME DELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
  • I CONTROLLI DELL’ENTE LOCALE SULL’ATTIVITÀ DI EQUITALIA QUALE AGENTE CONTABILE EX ART. 97, DEL TUEL 
  • LA RISCOSSIONE COATTIVA TRAMITE INGIUNZIONE FISCALE

26 giugno 2018

COMUNE DI ROMA e GEROPA SRL - SEMINARIO 4 - 5 LUGLIO 2018

Il Dl 193/2016 ha decretato la fine degli affidamenti e delle proroghe infinite al concessionario Equitalia per la riscossione delle entrate locali, nel mese di giugno 2017, e in concomitanza con lo scioglimento delle società del gruppo Equitalia, a decorrere dal 1° luglio 2017, la funzione di riscossione nazionale a un nuovo ente strumentale dell'Agenzia delle entrate, denominato Agenzia delle entrate – riscossione.

La tendenza degli enti locali è sempre più quella di voler accentrare, al fine di poter meglio controllare e gestire un meccanismo, quello della riscossione delle entrate, gestito fino a poco tempo fa da un’autorità terza, Agenzia Entrate - Riscossione appunto, che di fatto continua a lavorare secondo i vecchi metodi di Equitalia.

Il Dipartimento Risorse Economiche del Campidoglio ha avviato il processo di internalizzazione della gestione delle Entrate per gestire direttamente le attività di accertamento, liquidazione e riscossione anche coattiva del tributo, compiendo il primo passo di una più generale riforma delle riscossioni che in futuro riguarderà anche altre entrate. 

Il Comune di Roma intende fare a meno dell’ex Equitalia che ha raggiunto percentuali di riscossione assolutamente inadeguate degli atti iscritti a ruolo e governerà le entrate in modo più equo ed efficiente per favorire lo spontaneo adempimento dei contribuenti puntando sull’efficienza e su un atteggiamento più collaborativo e meno muscolare tra cittadino e dipartimento Risorse economiche. 

Nella direzione di un rafforzamento del personale, si propone la formazione specialistica, che è il mezzo per una più efficace azione di governo del “Gruppo Pubblico Locale” attraverso la partecipazione del seminario GRATUITO il giorno 4 - 5 luglio 2018 presso il COMUNE DI ROMA - Sala riunioni dell'Ufficio Assemblea Capitolina - Via della Greca n. 5, dalle 9 alle 14. 

Sarà la Geropa Srl che da sempre si occupa di formazione, affiancamento, assistenza e supporto agli Enti Locali per la gestione delle Entrate, ad occuparsi anche dell’organizzazione, come meglio descritto nel programma:

SEMINARIO

  • TRIBUTI LOCALI: NOVITA’ CONTENUTE NEL DL “FISCALE” E NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018 RECLAMO, MEDIAZIONE TRIBUTARIA E POTERE DI RIESAME DELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 
  • I CONTROLLI DELL’ENTE LOCALE SULL’ATTIVITÀ DI EQUITALIA QUALE AGENTE CONTABILE EX ART. 97, DEL TUEL
  • LA RISCOSSIONE COATTIVA TRAMITE INGIUNZIONE FISCALE
Intervengono:
Ø  Dott. Gianni Lemmetti, Assessore al Bilancio e Società Partecipate di Roma Capitale
Ø  Dott. Stefano Cervi, Direttore Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale

Relatori del Seminario:
Ø  Avv. Gianluca Giattino, dirigente di Æqua Roma
Ø  Dott. Massimo Ancillotti, Vice Comandante generale della Polizia Locale di Roma.  
Ø  Dott. Giampaolo De Paulis, Esperto tributario, già Direttore Ufficio Federalismo Fiscale Mef, Prof. di scienza delle Finanze presso la scuola Ispettori e Sovraintendenti Guardia di Finanza. 
Ø  Prof. Avv. Sergio Trovato, Consulente di società private e amministrazioni pubbliche, Giornalista, Pubblicista, Consulente di “Italia Oggi”, ex collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, Consulente scientifico Leggi D’Italia, Anci, Legautonomie.
Ø  Avv. Alessio Foligno, Autore di diversi libri, articoli e pubblicazioni scientifiche e di docenze in materia di entrate tributarie e diritto amministrativo.
Ø  Rocky Rossini, Tributarista e consulente per la Pubblica Amministrazione, esperto nella gestione e riscossione delle Entrate Locali.


Sala riunioni dell'Ufficio Assemblea Capitolina

piano secondo - Via della Greca n. 5



MERCOLEDÌ 04 LUGLIO 2018


Intervento
Ø  Dott. Stefano Cervi, Direttore Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale
Relatori:
Ø   Prof. Avv. Sergio Trovato, Consulente di società private e amministrazioni pubbliche, Giornalista, Pubblicista, Consulente di “Italia Oggi”, ex collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, Consulente scientifico Leggi D’Italia, Consulente Anci, Consulente Legautonomie;
Ø   Rocky Rossini, Tributarista e Consulente Pubblica Amministrazione, esperto nella gestione e Riscossione delle Entrate Locali.


PROGRAMMA
9:00
9:10
Registrazione dei partecipanti
Saluti del Dott. Stefano Cervi - Direttore Dipartimento Risorse Economiche Roma Capitale
9:25
Inizio lavori a cura del Prof. Avv. Sergio Trovato
9:30
La Riscossione delle Entrate Locali e le scelte delle Amministrazioni:
·     Il blocco di aliquote e tariffe per i tributi locali, la conferma della maggiorazione Tasi
·         Le deroghe ai coefficienti delle tariffe Tari
·   L’applicazione dei fabbisogni standard relativamente ai costi di gestione del servizio smaltimento rifiuti 
·         La riduzione Tari per avvio al riciclo
·         Il trattamento dei coltivatori diretti e IAP per l’Imu
·         L’attività di accertamento e riscossione delle entrate locali, gli elementi essenziali dell’atto impositivo, i requisiti e le motivazioni
·         L’accertamento delle Aree Edificabili
·         Le regole sulle notifiche degli atti
·     Le nuove modalità di notifica degli atti tributari a mezzo Pec (posta elettronica certificata) dal 1° luglio 2017
·         I soggetti per i quali è imposta la notifica tramite Pec

11:30

Coffee break

11:45

Ripresa dei lavori a cura di Rocky Rossini: Le quote inesigibili, l’attività di controllo e le possibili azioni di risarcimento danni, il caso del Comune di Ciampino
·          RendiWeb Monitor Enti, uno strumento per la verifica delle riscossioni
·          La proroga per la presentazione delle domande d’inesigibilità
·         I nuovi termini per le comunicazioni di inesigibilità degli Agenti della Riscossione
·          La disciplina delle quote inesigibili
·          Le comunicazioni dell’Agente della Riscossione: modalità e termini
·          L’integrazione delle domande di inesigibilità presentate 
·          Il discarico delle quote non riscosse
·          L’attività di controllo dell’Ente Creditore
·          Le sanzioni applicabili, il procedimento di contestazione, la definizione agevolata
·          Il contenzioso con Equitalia e le azioni di risarcimento danni

12:45
Prof. Avv. Sergio Trovato – Reclamo e Mediazione
·       Il procedimento di reclamo e mediazione, la conciliazione giudiziale
·   Le controversie soggette alla procedura: la soglia di valore fissata dalla legge a partire dal 1 gennaio 2018 e l’applicabilità della soglia di valore
·       L’autotutela
·       La revoca parziale
·       L’autotutela su istanza di parte
·  L’autotutela d’ufficio, i limiti per l’attività di riesame degli atti impositivi e l’accertamento con adesione




GIOVEDÌ 05 LUGLIO 2018

Intervento:
Ø  Dott. Gianni Lemmetti, Assessore al Bilancio e Società Partecipate di Roma Capitale
Relatori: 
Ø  Dott. Giampaolo De Paulis, Esperto tributario, già Direttore Ufficio Federalismo Fiscale Mef, Prof. di scienza delle Finanze presso la scuola Ispettori e Sovraintendenti Guardia di Finanza.
Ø  Avv. Alessio Foligno, Autore di diversi libri, articoli e pubblicazioni scientifiche e docente in materia di entrate tributarie e diritto amministrativo.


PROGRAMMA
9:00
Registrazione dei partecipanti
9:10
Saluti del Dott. Gianni Lemmetti Assessore al Bilancio del Comune di Roma 
9:25
Inizio lavori a cura del Dott. Giampaolo De Paulis
9:30
LA RISCOSSIONE DELLE ENTRATE LOCALI:
·   La riscossione diretta delle entrate tributarie ed extratributarie, modalità di gestione
·         La potestà regolamentare degli Enti Locali, la scelta tra ruolo e ingiunzione
·         l’ingiunzione fiscale “rafforzata” quale strumento alternativo al ruolo
·   I  soggetti esterni che possono inserirsi nel processo della riscossione: concessionario vs supporto e le responsabilità dei funzionari e dei revisori

10:30

Intervento Dott. Massimo Ancillotti, Vice Comandante generale della Polizia Locale di Roma  
·         Il Contributo di Soggiorno - controllo e azioni di recupero

11:15
Coffee break

11:30





12:15

Ripresa dei lavori con Intervento Avv. Gianluca Giattino, dirigente di Æqua Roma.
·         Le attività e le esperienze di Æqua Roma che hanno permesso di ottenere risultati eccellenti in materia di gestione Entrate Locali

Intervento a cura Dell’Avv. Alessio Foligno
LA RISCOSSIONE A MEZZO INGIUNZIONE:
·         L’ingiunzione fiscale: natura e funzione
·         Gli elementi essenziali e il termine di validità dell’ingiunzione
·         L’intimazione di pagamento
·         Il funzionario responsabile ed il responsabile del procedimento
·         La motivazione in fatto e in diritto e la formazione del titolo esecutivo
·         Riscossione a titolo provvisorio e definitivo
·     L’adeguamento delle disposizioni del Rd. n. 639/1910 ai principi contenuti nello Statuto dei diritti del contribuente
·         Modalità e termini per la notifica dell’ingiunzione
·         Il soggetto abilitato alla notifica
·         L’impugnativa dell’atto e il suo termine
·         L’organo competente a decidere: giudice ordinario o giudice tributario?
·         L’esecutività dell’ingiunzione
·         L’autotutela ed i limiti per l’esercizio del potere di autotutela
·         L’organo competente al riesame
·         La sospensione della riscossione: amministrativa e giudiziale
·         La dilazione di pagamento delle somme dovute dal debitore
·         I presupposti e le condizioni per la rateazione
·         I poteri attribuiti agli Enti Locali
·         La nomina degli ufficiali della riscossione e dei messi notificatori
·   Il fermo amministrativo dei beni mobili registrati, l’iscrizione d’ipoteca sugli immobili e e altre procedure esecutive

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