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11 febbraio 2016

EQUITALIA: QUOTE INESIGIBILI


Non sono più di 51 miliardi, ovvero il 5% del carico totale lordo iniziale affidatogli, i crediti che Equitalia può cercare di recuperare. Parliamo di un deposito in cui sono abbandonati tutti i crediti che il concessionario è chiamato a recuperare. L'amministratore delegato di Equitalia Ernesto Maria Ruffini in audizione in commissione Finanze al Senato, ha posto l’attenzione sul fatto che il 20,5% del carico totale è già stato «annullato dagli stessi enti creditori, in quanto ritenuto indebito» o per provvedimenti adottati dall'amministrazione in autotutela o per sentenze passate in giudicato. Di tutti i miliardi che il concessionario era tenuto a riscuotere oramai sia per le procedure da adottare che per i sopravvenuti varie motivi che vanno dalle cessazioni delle aziende alla mortis causa. A detta dello stesso Ruffini in realtà i motivi vanno principalmente imputati alle cosiddette «quote inesigibili» che «rappresentano la patologia estrema della riscossione mediante ruolo». Non solo. Esistono almeno altre due criticità. Una è l'intervallo temporale, ancora troppo lungo, tra gli accertamenti e l'avvio della riscossione di Equitalia. La seconda è l'impossibilità per l'ente della riscossione di poter utilizzare tutte le basi dati. Per questo Ruffini non ha perso l'occasione per sollecitare il legislatore affinché si possa trovare la strada per consentire anche a Equitalia di avere la disponibilità di dati e informazioni aggiornate su rapporti di lavoro dipendente e pensionistici così come di poter accedere «all'Archivio dei rapporti finanziari».
Un passaggio fondamentale che «consentirebbe, ha detto Ruffini, di massimizzare l'efficacia dell'azione di riscossione, eliminando attività improduttive» e in qualche caso duplicate, ma soprattutto di avere un quadro reale e aggiornato «della consistenza dei rapporti che i debitori intrattengono con gli operatori finanziari». Le possibili soluzioni sono comunque in una semplificazione delle procedure con una maggiore spinta all'adempimento spontaneo, a una riduzione dei tempi dell'accertamento e del contenzioso. Solo dopo, ha detto Ruffini, si potrà «ridurre ai minimi termini» la riscossione coattiva. In sostanza, ha sottolineato l'ad, «tutti i malanni» della riscossione «sono in realtà, in buona parte, la mera manifestazione di quelli di tutta la macchina delle entrate tributarie».
L’amministratore delegato di Equitalia ha colto l'occasione anche per aggiornare il dato annuale sulle rateizzazioni concesse ai debitori. Nel 2015 gli incassi da rateazione hanno rappresentato circa il 50% del totale degli incassi. Dal 2008 a oggi Equitalia ha gestito circa 5,6 milioni di istanze di rateizzazione, «per un valore di oltre 107 miliardi di euro». Nel corso del 2015 sono state presentate complessivamente 1.216.784 istanze di dilazione, per un totale di 22,7 miliardi di euro; al momento, ne sono state accolte 1.179.308 e respinte solo 28.189 per mancanza dei requisiti di legge, in linea con l'andamento dell'anno precedente.
 
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