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5 aprile 2017

I COMUNI RITARDATARI E L'APPROVAZIONE DEI BILANCI DI PREVISIONE: E' VERAMENTE TUTTA COLPA LORO?

Più di quattro mila sono le amministrazioni che hanno evaso il termine perentorio di adeguamento dei tempi di approvazione dei loro bilanci preventivi. La scadenza del 31 marzo, prorogata in extremis al 30 giugno solo per Province e Città metropolitane alle prese con le incertezze dei conti da affrontare nel decreto enti locali, ha colto impreparati più di della metà delle otto mila pubbliche amministrazioni, con il risultato di sospendere ad ampio raggio le procedure di assunzione e l'indebitamento per investimenti.

Nei Comuni che potremmo definire “ritardatari”, in questi giorni arriveranno le lettere dei Prefetti, che invitano giunte e consigli a procedere in 20 giorni alla chiusura dei bilanci per non incappare nella procedura che porta al commissariamento.


Il Viminale aveva intrapreso una monitorazione circa la condotta delle approvazioni dei bilanci, volendo mettere fine a quello che potremmo definire il cattivo uso delle proroghe. Hanno risposto a tale interrogazione 5.500 Comuni e solo 2.570 hanno spiegato di aver archiviato la questione approvando i preventivi sia in giunta sia in consiglio. Altri 1.392 sono in dirittura d'arrivo, con lo schema di bilancio approvato dall'esecutivo e ora all'esame dell'assemblea, mentre 1.438 hanno spiegato di essere ancora in alto mare. I Comuni italiani, però, sono oggi 7.981, ed è molto probabile che i quasi 2.500 enti che non hanno risposto al monitoraggio del ministero dell'Interno si trovino in larga maggioranza lontano dal traguardo. Un panorama complessivo, quindi, indicherebbe circa 4mila Comuni ancora senza bilancio, oltre ai quasi 1.400 che per ora hanno approvato solo lo schema in giunta.

La risposta del ministero al “ritardo” è lo stop all'indebitamento e alle assunzioni di personale, comprese le stabilizzazioni dei precari, ma non va persa di vista la questione strutturale degli investimenti: senza preventivi approvati la spesa in conto capitale non parte, e proprio per questa ragione il governo spinge a tagliare i tempi.

Visti i numeri però, non si può non rendersi conto di come il problema dell’approvazione e della quadratura dei bilanci sia effettivo, la condizione strutturale di incertezza che caratterizza la finanza locale, che ogni volta fatica a trovare i numeri definitivi di riferimento su cui costruire i bilanci sembra essere una caratteristica focale della disciplina.
Altro punto risulta essere il Fondo Tasi, in realtà, l'accelerata del 2017 è stata netta, con la pubblicazione in dei dati sul fondo di solidarietà comunale, diffusi dal ministero dell'Interno fra il 23 gennaio e il 6 febbraio proprio con l'obiettivo di aiutare i Comuni. Però se tutto questo corrisponde a verità, è anche vero che il Dpcm che ha distribuito la nuova versione del fondo Tasi è arrivato solo a marzo, per non parlare del provvedimento relativo alle intese regionali per distribuire fra gli enti gli spazi finanziari per gli investimenti del pareggio di bilancio. Caso questo, ancora più problematico, dal momento che a rallentare l'iter del decreto verso la «Gazzetta Ufficiale» non è stato il confronto politico, chiuso a inizio dicembre, ma l'iter burocratico tra Corte dei conti e Consiglio di Stato.

Sempre più chiaro sembra essere che il percorso verso la normalizzazione sia ancora lungo a venire, ancora più complesso se non quasi impossibile per quelle realtà territoriali strutturalmente più complicate, come potrebbero essere le regioni a statuto speciale. 
 
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